“Dono e psicoanalisi”

14 aprile ore 9,30
Facoltà di Lettere e Filosofia
Aula  A3 via Marina 33 - Napoli

Introduce
Mario Rusciano
 Presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali
Coordinamento scientifico a cura di Luigi De Matteis e Ugo M. Olivieri

Relatori:
Roberto Beneduce
Antropologo - Psichiatra, Univ. Torino 

Guelfo Margherita
Psichiatra  Psicoanalista SPI - IPA

Fulvio Marone
Psichiatra- Psicoanalista ICLES

Ore 11,30 Dibattito

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In un suo scritto dello scorso anno, Il dono come nuovo paradigma sociale, Stefano Di Ludovico sottolinea come Alain Caillè individui nel “primo paradigma”, quello da lui definito “individualismo metodologico”, il paradigma dominante nelle scienze sociali. In questa ottica tutti gli eventi sociali sono ricondotti ad una dinamica costi/benefici e interpretati quindi come transazioni economiche. Tale paradigma si declina nella dimensione politica del liberalismo, ma, soprattutto determina l’adozione di una visione “utilitaristica” dell’uomo e della società. L’uomo viene ridotto a “homo oeconomicus”  e nell’immaginario condiviso esso sarà mosso esclusivamente dal tornaconto personale. E’ la prospettiva assunta da Malinowski nel 1926 in Crime and custom in savane society con l’introduzione del “principio di reciprocità”. Questo principio, lungi dal recuperare una dimensione simbolica del legame sociale nelle società primitive, tende a ridurre lo scarto tra l’uomo moderno e quello primitivo, riconoscendo a quest’ultimo un comportamento economico razionale. Così, anche il dono rientrerebbe nella logica dello scambio economico e sarebbe quindi mosso da un interesse.
E’ noto come, secondo Alain Caillè, anche il rifarsi al paradigma opposto a quello illustrato, quello “olistico”, non permette una comprensione del valore simbolico del dono, rifacendosi, tale paradigma, a un formalismo che non coglie la valenza fondante del legame sociale che il dono assume, riducendolo a pura conferma di dinamiche già esistenti.
E’ solo assumendo un terzo paradigma che si può cogliere fino in fondo il valore che il dono ha nel fondare un immaginario sociale che supera la visione economicista dell’uomo e della società sottesa alla modernità. Ciò che diviene essenziale è così la relazione e non più l’interesse economico: Come afferma Mauss : “I doni non hanno lo stesso scopo del commercio e dello scambio nelle nostre società più elevate. Lo scopo è prima di tutto morale, l’oggetto è quello di produrre un sentimento di amicizia tra le due persone interessate e se l’operazione non ottenesse questo effetto tutto verrebbe meno
Uno degli aspetti più interessanti nell’assunzione di questo terzo paradigma, non sempre sufficientemente sottolineato, è la necessità di superare una logica bipolare per assumere una forma di pensiero che tiene insieme le differenze e le identità del dono e della merce.
A questo proposito Stefania De Donatis sottolinea però come: “Lo scambio può dunque considerarsi come un atto che separa gli uomini, che li mette non solo uno di fronte all’altro, ma anche uno contro l’altro.  (...Se lo scambio si manifesta come atto sia di riunione che di separazione tra gli uomini ciò vuol dire che il dono, quale mezzo di realizzazione dello scambio, sarà caratterizzato da una natura ambivalente” (Antropologia filosofica del dono: uno scambio simbolico).
Sappiamo già da Foucault come potere e resistenza siano pieghe di una stessa trama, ed è proprio rispetto a tale tessitura che l’assunzione del terzo paradigma permette il superamento dell’ambivalenza fondante i processi sociali attraverso il declinarsi del simbolo.

Queste brevi considerazioni introducono a mio avviso alcune tematiche che investono il campo psicoanalitico da diverse prospettive.

In una prospettiva “economica” del funzionamento psichico bisogna sottolineare il ruolo che il dono ha come “oggetto” di investimento.
Freud sottolinea il carattere “circolare” della pulsione; essa tende, infatti, a ritornare alla fonte in un movimento che mirerebbe idealmente all’omeostasi. La nascita dello psichismo avviene quindi come interruzione del circuito omeostatico, con l’irruzione delle dimensioni del tempo e dello spazio in tale circuito. L’oggetto investito dalla pulsione, è paradossalmente, in quest’ottica,  un elemento di sottrazione, una sottrazione che determina la creazione dello spazio mentale in cui è possibile la rappresentazione simbolica.
Come tale processo di sottrazione sia da mettere in relazione al circuito del dono può costituire un interessante ambito di discussione. Ciò in relazione da un lato, alla dinamica degli investimenti oggettuali, dall’altro ai processi di identificazione e disidentificazione alla base della formazione di una identità connotata dal senso di appartenenza alla comunità sociale. 

prof. Ugo M. Olivieri (pubbl. il 05/04/2012)